COPERTINA
UNCEM A COGNETTI: FAI CON NOI LE BATTAGLIE PER DARE A TUTTI PIENI DIRITTI DI CITTADINANZA E PERMETTERE LO SVILUPPO DELLE AREE MONTANE GRAZIE A INCENTIVI E FISCALITA' DIFFERENZIATA. ANDIAMO OLTRE DEMAG

16 Dic 2018



Caro Paolo,

ho appena finito di leggere la Tua - uso il tu per vicinanza di età e di passioni, permettimelo - intervista sulla Stampa di oggi. Un lungo pezzo dove racconti inverno, cambiamento climatico, la Tua scelta di vita. La conosciamo bene, grazie anche al grande successo dei Tuoi libri che, oltre ad aver messo in libreria degli intelligenti testi ben scritti, ha riacceso i riflettori sulla montagna e su chi la vive o la vorrebbe vivere. Su chi vuole fare impresa e fare reddito nelle aree montane. A loro, attraverso l'impegno degli Enti locali, si rivolge la nostra azione. Uncem è nato nel 1952 come sindacato di Comuni montani, Enti, comunità, ma prima di tutto come sindacato unitario della montagna. Riunisce migliaia di Amministratori locali, ma ha un dialogo aperto, intenso, trasversale con politica, istituzioni, associazioni datoriali, rappresentanze di imprese, Università, sindacati dei lavoratori, associazioni ambientaliste, terzo settore e mondo del volontariato locale e nazionale. Con molti di questi soggetti non sempre le posizioni sono sincronizzate, ma il dialogo è fondamentale. Prima di tutto l'ascolto e la disponibilità alla relazione e alla condivisione. Di questo viviamo e con questi pilastri costruiamo il nostro percorso per un futuro di crescita e inclusione nelle aree montane alpine e appenniniche. 

Quanto racconti attorno ad abbandono, spopolamento, cambiamento climatico, fragilità dei versanti è storia e cronaca a noi nota. Con proposte e strategie, proviamo - insieme ad altri amici e istituzioni - a contrastarla. Crediamo nelle nuove imprese e nei progetti virtuosi di crescita. Penso a Marco Bozzolo, Mirco Trucano, Patrizia ed Evelina Felisatti... alcuni giovani che hanno dato vita ad imprese che stanno rianimando settori legati alla castanicoltura, all'allevamento di maiali allo stato brado, alla coltivazione e trasformazione della canapa. Potrei aggiungere tantissimi altri esempi. A loro guardiamo non solo con attenzione e ammirazione. Proviamo ad attivare meccanismi politico-istituzionali, economico-fiscali, affinché i loro sogni e le imprese che già hanno creato possano vivere, crescere, generare reddito, fare marketing, esportare i prodotti all'estero, lavorare con l'e-commerce, aumentare qualità e mercato. Questo attraverso l'attenzione dei Comuni e delle Unioni montane, oltre che dello Stato, delle Regioni, grazie a fondi europei che possano rispondere veramente alle loro esigenze. Senza, insomma, quegli assurdi bandi da 100, 120 pagine, per loro impossibili. Le esperienze di nuove imprese, nelle nostre valli alpine, aumentano. Sono imprese multifunzionali, uniscono diverse funzioni compresa quella di combattere l'invasione del bosco non gestito, piuttosto che la fragilità dei versanti. A proposito, Uncem nel 1997 e negli anni successivi ha spinto alcune Regioni italiane a introdurre un "ritorno" economico per i territori che custodiscono le fonti idriche, per la loro manutenzione e la difesa dal dissesto, con una percentuale minima (3 euro l'anno a famiglia, 3 caffè) della tariffa del ciclo idrico destinata proprio alla montagna. Così, solo in Piemonte vi sono quasi 20 milioni di euro che ricompensano la montagna per il servizio ecosistemico-ambientale che svolge nel proteggere le fonti di oro blu. Proprio come a New York, che paga milioni di dollari l'anno i territori che gli assicurano l'acqua. Questa è una strada virtuosa per garantire sopravvivenza e futuro ai territori. Vale oggi anche per i boschi che assorbono Co2, proteggono la nostra salute, combattono il cambiamento climatico. E per questo ruolo, per la gestione attiva certificata delle foreste, gli Enti locali devono veder riconosciuto il loro ruolo. I Ministeri devono essere più attenti e meno timidi su questi fronti. Troppi, in certi salotti, ci raccontano solo questioni retoriche, banalità, oppure vogliono assistenza, chiedono risorse a piogga, piangono miseria. Non noi. Sosteniamo - per quanto ci è possibile e per quanto nelle nostre forze - gli Enti locali nel lavoro insieme, superando fragilità, povertà, campanilismi, visioni ristrette e non aperte sulla "valle", sul mondo. Un impegno che vogliamo condividere, con Te, Paolo, con chi ci crede.

È per questo che, forte del richiamo dei Tuoi libri, forte dell'attenzione anche mediatica che hai - giusta e preziosa - siamo a proporTi un patto. Ad esempio nel chiedere insieme, al Governo, alle Istituzioni, un intervento immediato sulla fiscalità delle aree montane. Senza un fisco peculiare e differenziato per le imprese e per chi vive sui territori alpini e appenninici più complessi, non sopravviveremo. Non bastano gli incentivi, lo start up per creare impresa. Servono provvedimenti stabili e certi nel tempo. Dobbiamo lavorarci. Altro fronte sul quale possiamo agire insieme, l'attuazione delle norme sui piccoli Comuni, che li valorizzano e li proteggono, rilanciano il loro ruolo. Ancora, l'impegno comune per far sì che gli 80 articoli della prima legge italiana sulla green economy, la 221 del 2015, siano attuati e non rimangano lettera morta. E così non ci si debba ogni volta arrabbiare per quello che la politica non ha fatto per contrastare - per quanto è possibile - i cambiamenti climatici e la fragilità della montagna, dove prima di altri territori si vedono gli effetti dell'innalzamento delle temperature. Le norme ci sono e devono essere concretizzate. Vogliamo di più, assieme a Te, e chiediamo insieme percorsi più acuti, decisivi. Ti aggiungo il tema strategico dell'uso dei fondi europei e dell'attuazione di un'Agenda per la montagna che il Parlamento europeo ha già approvato e che ora passa alla Commissione per dare gambe e concretezza alla Strategia, ai sensi dell'articolo 174 del Trattato di Lisbona. 

Questi temi non sono solo per noi, solo per pochi Amministratori o appassionati di questioni politiche montane. Come ci insegna Aldo Bonomi, oggi è sì cresciuta una nuova coscienza di luogo, in particolare nelle aree montane (come anche Tu dimostri), ma allo stesso tempo vi è il rischio che i divari aumentino, che - uso le parole del Presidente Mattarella - diventino sempre più ampie le differenze tra cittadini di serie A e quelli di serie B. Aumentino cioè i divari, le sperequazioni. Dobbiamo combatterle. Servono dei patti diversi dal passato. Su questi, i Sindacati, tutti, compreso Uncem, devono riorientare scelte e politiche. Devono saper parlare con tutti, come già dicevo, chiedere nuovo impegno a chi fa e protegge la cultura. Tu sei un punto avanzato di questo ragionamento comune. Con Te Paolo vogliamo far crescere i legami e i punti di interazione. Ci crediamo. I temi sono molti. Parliamone presto insieme.

Grazie per il Tuo appassionato impegno, per la Tua determinazione e per la penna acuta e chiara che sei.

Con stima,


Marco Bussone
Presidente nazionale Uncem