VERSO LA NUOVA PROGRAMMAZIONE. NUMERI E DATI PER CAPIRE IL “FONDO UNICO” E LA FUTURA PAC
La programmazione europea 2028-2034 cambia profondamente struttura. La Commissione propone un bilancio di quasi 2.000 miliardi di euro in sette anni, pari all’1,26% del reddito nazionale lordo dell’UE. La novità principale è la concentrazione di una parte consistente delle politiche oggi distribuite tra fondi diversi in un Fondo per i Piani di partenariato nazionali e regionali da 865 miliardi di euro.
Nel nuovo QFP questo Fondo rappresenta circa il 44% del bilancio. Altri grandi capitoli sono il Fondo europeo per la competitività, intorno al 21%, Europa globale al 10%, il rimborso di NextGenerationEU all’8%, Erasmus+ e AgoraEU al 2%, oltre alle altre componenti del bilancio.
Il Fondo da 865 miliardi comprende, nella ripartizione proposta, circa 783 miliardi preassegnati agli Stati membri, 72 miliardi per lo strumento dell’Unione europea e 10 miliardi per Interreg. Dentro questa nuova architettura vengono riunite politiche oggi distinte, a partire da coesione, agricoltura, sviluppo rurale e pesca.
Per la coesione economica, sociale e territoriale saranno disponibili circa 450 miliardi di euro, con almeno 218 miliardi garantiti alle regioni meno sviluppate. Per agricoltura e pesca vengono protetti almeno 300 miliardi, mentre ulteriori risorse dei Piani potranno finanziare politiche agricole e rurali, innovazione, LEADER e cooperazione territoriale.
Cambia in particolare la PAC. L’attuale organizzazione su due pilastri, con FEAGA e FEASR, viene ricondotta alla nuova architettura del Piano di partenariato nazionale e regionale. La proposta comprende sostegno al reddito decrescente basato sulla superficie, sostegno accoppiato, pagamenti per i vincoli naturali e territoriali, azioni agroambientali e climatiche, sostegno ai piccoli agricoltori, gestione del rischio, investimenti nelle aziende agricole e nelle aree forestali, insediamento di giovani e nuovi agricoltori, start-up e imprese rurali, LEADER, servizi di assistenza, innovazione e condivisione delle conoscenze nei settori agricolo, forestale e rurale, cooperazione territoriale e locale e strumenti per affrontare le crisi agricole.
È particolarmente importante per la montagna il mantenimento degli interventi collegati ai vincoli naturali, insieme al sostegno alle piccole aziende, alle foreste, alle imprese rurali e alla cooperazione territoriale. La nuova PAC prevede inoltre una maggiore focalizzazione delle risorse sulle piccole aziende, sui giovani agricoltori e sulle aziende che operano nei territori caratterizzati da vincoli naturali.
Per montagne, aree rurali e piccoli Comuni il cambiamento più significativo è però l’integrazione delle politiche. Agricoltura, foreste, sviluppo locale, servizi, infrastrutture, digitalizzazione, imprese, politiche sociali e coesione territoriale potranno essere programmate dentro una cornice finanziaria comune.
La montagna dispone inoltre di un riferimento preciso nell’articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, che richiede particolare attenzione per i territori caratterizzati da gravi e permanenti svantaggi naturali o demografici e indica espressamente le regioni montane.
Il nuovo sistema potrà quindi aprire uno spazio importante per strategie territoriali integrate: non un progetto isolato per ciascun Comune o ciascun settore, ma programmi riferiti a vallate e sistemi territoriali capaci di mettere insieme agricoltura, gestione forestale, acqua, prevenzione del dissesto, servizi, mobilità, energia, infrastrutture digitali e sviluppo delle imprese.
Questo riguarda direttamente anche il ruolo delle Regioni e dei piccoli Comuni. I Piani dovranno essere costruiti attraverso un partenariato che coinvolga Stato, Regioni, autorità locali e soggetti territoriali. Per l’Italia sarà quindi decisivo definire l’articolazione regionale e territoriale del Piano e il ruolo delle aggregazioni sovracomunali.
Per i territori montani possono acquisire particolare importanza Unioni di Comuni, Comunità e Unioni montane, GAL e altre forme di cooperazione territoriale, anche perché la nuova PAC mantiene esplicitamente LEADER e introduce tra gli interventi la cooperazione territoriale e locale.
La questione fondamentale del 2028-2034 sarà dunque capire quanta parte delle risorse del Fondo unico raggiungerà effettivamente montagne, aree rurali e piccoli Comuni e come questi territori parteciperanno alla programmazione. Il passaggio dai molti fondi a un’unica grande architettura finanziaria può essere particolarmente rilevante proprio per la montagna, dove agricoltura, foreste, ambiente, servizi e sviluppo economico sono componenti della stessa politica territoriale.

