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Le montagne hanno accompagnato i passaggi più importanti della vita di Francesco d’Assisi. Nell’ottavo centenario della sua morte, avvenuta alla Porziuncola la sera del 3 ottobre 1226, Uncem ricorda questo legame concreto con i territori dell’Appennino, i loro boschi, gli eremi e le comunità.
A Fontecolombo, tra i boschi della valle reatina, Francesco lavorò nel 1223 alla stesura definitiva della Regola dei Frati Minori. A Greccio, nel Natale dello stesso anno, volle condividere con gli abitanti la rappresentazione della nascita di Gesù. Sul monte della Verna, nel 1224, visse l’esperienza delle stimmate e scrisse le Lodi di Dio Altissimo e la benedizione a frate Leone: parole che uniscono la profondità della preghiera all’attenzione per un compagno. Le montagne furono dunque luoghi nei quali maturare scelte, scrivere, incontrare persone e costruire fraternità.
Il Cantico delle creature, composto a partire dal 1225 a San Damiano, dà voce a uno sguardo che riconosce nell’acqua, nella terra, nel fuoco e nel vento una relazione di appartenenza e di riconoscenza. È anche attraverso queste parole che possiamo leggere il suo rapporto con i paesaggi attraversati e abitati.
“Per Uncem, ricordare oggi le montagne di Francesco significa riconoscere il valore di territori nei quali ambiente e vita delle comunità sono strettamente legati. La cura dei boschi, dell’acqua e della terra si accompagna alla cura delle persone, soprattutto delle più fragili. Una responsabilità che riguarda chi abita la montagna e chi, dalle città, ne condivide risorse e futuro. Per chi Amministra i beni pubblici, il capitale naturale, i beni collettivi, Francesco è un Faro. Costruire la Pace inizia da noi, dai nostri paesi”, evidenzia il Presidente Marco Bussone.