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A Klimahouse c’è troppo poco legno italiano. Un grande evento, di prospettiva e visione. Siamo bravissimi a fare case in legno, magnifico design e grandissime capacità industriali, tanti posti di lavoro. Ma non usiamo purtroppo il legno delle nostre foreste. 12 milioni di ettari di bosco solo in parte pianificati e certificati, che non vanno nell’industria vera, come ci insegnano Austria, Svizzera, Paesi scandinavi. Altri Paesi europei sono pure venuti da noi a prendere il legname abbattuto da Vaia e ce lo hanno rivenduto lavorato. Abbiamo premiato i migliori progetti in legno a Bolzano, con il Wood Architecture Prize, abbiamo visto prodigi di architetti e ingegneri. Ma il legno italiano non fa parte del progetto. Le aziende italiane comprano materiali per tetti, pareti, pannelli, telai e xlam altrove. Forse vorrebbero prendere materiale autoctono, ma dove mancano filiere di approvvigionamento, quasi ovunque, tutto si blocca. Ecco che serve, per attuare la legge forestale nazionale e la strategia forestale, uno scatto delle Regioni. Quelle che finora stanno investendo ancora troppo poco. Realizzino con fondi europei regionali strutturali, Fesr in particolare, segherie e piattaforme logistiche di gestione, creino scuole formative per chi lavora nella filiera. Facciamolo insieme, anche nella federazione che Uncem, Pefc, Arca, CasaClima, Filiera Legno, Legambiente hanno costituito. Scegliamo il futuro. Vogliamo case, stalle, co-housing, capannoni fatti con legno italiano. Non per autarchia o sovranità forestale. Bensì per creare lavoro, valore, impresa, posti di lavoro, vita, vitalità nelle aree montane. Klimahouse dia la scossa al sistema”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.