Seguici su:

Manca un mese alle Olimpiadi e dobbiamo lavorare tutti, in particolare Comuni montani, per fare in modo che i Giochi invernali, vent’anni dopo Torino, siano in montagne e paesi aperti, inclusivi, per tutti e tutte. Cortina e il Cadore per tutte e tutti. Non chiuse. Vale per tutte le località che ospiteranno le discipline. In particolare per le comunità che vivono e operano nei territori dove si svolgeranno le competizioni. Montagna aperta. A due decenni dal 2006, sembra totalmente assopito un tema centrale allora, ovvero come le montagne stanno insieme alle Città. Senza valli alpine, Milano non potrebbe ospitare le Olimpiadi invernali. Peccato che non lo stia riconoscendo. Serve un ragionamento culturale vero, alto, profondo, che arrivi in Parlamento, una spinta politico-istituzionale affinché le Città assopite nella loro crescita e nei loro problemi, superino le distrazioni totali e dannose verso le aree montane. Vale in Veneto come in Lombardia. Si parla poco di Giochi olimpici invernali ancora, ma a un mese dall’inizio si parla niente di legami tra sistemi territoriali e di flussi. Un bel problema. Nessuno neghi le sinergie e trovi il modo per costruirle. Operative e visionarie. Francia con Alpi 2030 ci sta lavorando da tempo. Giochi delle Alpi hanno detto. Fatto. E noi?”

Così Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.