PICCOLI MA NON DA SOLI. PICCOLI COMUNI ALLA PROVA DELLA RIORGANIZZAZIONE. UNCEM: RESTARE COME SIAMO E GUARDARE AL PASSATO NON SERVE. LA LEGGE PIU’ BELLA DELLO STATO? LA 158/2017. DA ATTUARE FINO IN FONDO
La legge sui piccoli Comuni 158 del 2017? La più bella della Repubblica. Definiamola pure così, unendola, in quella stagione di importante produzione normativa per i territori, alla 221 del 2015, sulla green economy e con le Green Community, e alla legge forestale del 2018. Si leggono insieme. Basterebbe attuarle. Visto che la legge sui piccoli Comuni pare essere stata dimenticata. Anche in costruzione del bando per erogare 160 milioni di euro: un disastro che esprime le peggiori risultanze del sistema-bandi dannoso proprio per i Comuni più piccoli. Non si va da soli. Mettere tutti contro tutti, come successo con troppo PNRR fa male ai piccoli Comuni. Di certo, favorire il lavoro insieme, in sinergia, in dialogo, è più difficile per tanta Politica e tante Istituzioni: dividere, dare un po’ a tutti, permettere potenzialmente a tutti di avere tutto, sembra da sempre più facile. Cambiamo paradigma, permettendo ai Comuni insieme nuova soggettività politica. Quelle che hanno insieme le grandi città, i capoluoghi, che insieme – oltre ogni partitismo – sanno bene cosa vogliono e cosa chiedere. E i Comuni più piccoli? Divisi, 4000, 5000, 6000, sono niente. Irrilevanti. Ma a molti va bene sia così. Dare un po’ a ciascuno, per dare apparentemente a tutti.
Va attuata quella legge. La 158. Per cambiare paradigma, costruire futuro. Dire cosa è il Paese dei paesi. Policentrico. Le uniche parti che hanno avuto compimento sono quelle che riguardano la collaborazione con Poste Italiane e quelle sui servizi digitali. Tutto il resto non ha avuto seguito. A partire dal piano per scuole e trasporti nelle zone montane dei piccoli, a partire dalla norma all’articolo 13 che dice – cosa fondamentale per i paesi e per il Paese, ma archiviata da tutte le forze politiche e da troppe Regioni – che i piccoli Comuni lavorano insieme. Definiscono insieme percorsi di sviluppo, nuova managerialità, organizzazione. Dopo il gravissimo smantellamento delle Comunità montane (erano 350 in Italia), oggi troppe Regioni non hanno riorganizzato gli Enti. Le solitudini non servono. Non bastano. I campanilismi e le rivendicazioni municipaliste sono dannose. La storia istituzionale va avanti e non torna indietro. Servono nuovi modelli comunitari di organizzazione. Che dicano quanto il piccolo esista ma non nelle solitudini. Riorganizzare, organizzare, dunque, come hanno fatto tutti i Paesi europei tranne l’Italia. ITALIAE, progetto di grande visione e valore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, punta tutto su questo. Come riorganizzare, come fare rete, come essere insieme senza perdere valori e opportunità. Politica e managerialità. Insieme.
Scrive l’economista Giampiero Lupatelli: “Le ragioni del successo di organismi più semplici, capaci di organizzare il proprio funzionamento in uno scambio empatico e personalizzato, non sono necessariamente venute meno al tempo della Intelligenza Artificiale. Ma, per esercitarsi con successo, queste virtù hanno bisogno di praticare nuove arene, non di restare isolate nello spazio domestico protetto dall’ombra del campanile. I piccoli Comuni hanno bisogno di costruire relazioni solide e impegnative tra soggetti della stessa natura e dimensione e con soggetti di diversa natura e di dimensioni maggiori. È la logica delle filiere e quella delle comunità territoriali e delle loro relazioni metro-montane. Piccoli, ma non da soli si può vivere e prosperare anche ai tempi della economia della conoscenza. A condizione di saper investire su tenuta, efficienza e qualità delle reti di collaborazione, praticando con coraggio e determinazione nuovi ‘spazi di mercato’ che le tecnologie e le preferenze dei consumatori aprono ai soggetti e ai luoghi che hanno da proporre qualcosa di autentico e sanno guardare con curiosità al nuovo”.
Smettiamo dunque di dire che tutti i piccoli sono bravi, che siamo piccoli e belli, che i Sindaci sono eroi, che vogliamo tornare a come eravamo qualche decennio fa. Economia, società, istituzioni vanno avanti. Occorre cambiare per essere ancora. Riorganizzare. Ripensarci. Insieme.
Stolti del passato hanno detto che si dovevano con forza, con obbligo dall’alto fondere i Comuni. Stolti veri. Pensavano di prendere qualche applauso. Follia. Giusto permettere le fusioni. Ma non obbligarle. Fondamentale invece riorganizzare managerialità, organizzazione degli uffici pubblici, tra uffici di Enti, mettere insieme personale, organizzarlo in maniera manageriale per dare migliori servizi, migliori funzioni, migliori attività. Tutto passa da un Titolo V della Costituzione pienamente attuato, da una Visione di Paese. È urgente. I piccoli Comuni stanno dentro tutto questo. Non sono meteora o campanili soli, persi nel rancore, arrabbiati. Sono relazione, tra loro e per il Paese.
Smettiamo di dire che vogliamo più Segretari, più personale, più soldi. Togliamo di mezzo lobby e caste. Se funzionano e sono utili i vicesegretari, usiamoli e permettiamoli. Servono però modelli di azione sovracomunale, in pool di personale, di Segretari, di dirigenti. Avere poco personale, avere caos, avere urgenze che non si colmano dentro agli uffici a qualcuno giova. Ad esempio a dieci, cento, mille società di consulenza, che sui piccoli e sui piccolissimi arrivano salvifici a risolvere i problemi. Una vergogna: Uncem dice NO alle continue e di fatto imposte privatizzazioni. Riorganizzare la PA, vuol dire riorganizzare funzioni, servizi, personale, competenze, responsabilità negli Enti locali. Non sia un tabù.
Ripartiamo dalla legge 158 del 2017 sui piccoli Comuni.
La realtà aumentata dei piccoli Comuni. Il dossier Legambiente-Uncem, elaborato da Caire – che Uncem diffonde – suddivide i piccoli Comuni in funzione dei loro caratteri identitari e della qualità del loro patrimonio storico culturale, analizzandoli secondo una serie di indicatori tematici che cercano di delineare i trend di cambiamento (saldo della popolazione, degli stranieri, digital divide, istruzione), degli attori in campo (presenza di giovani, aziende, volontari e istituzioni culturali) e della presenza di patrimonio locale (beni culturali, servizi ecosistemici, prodotti tipici e presenza di cammini). Il quadro restituito è variegato e disomogeneo. Per un verso, una realtà vivace, articolata e in movimento, che si misura con forti processi di cambiamento e con tendenze globali in larga misura inedite. Per l’altro, con divari ancora molto ampi rispetto al resto del Paese.
Il dossier è chiaro. Si agisce insieme. Si lavora insieme. Si pensa insieme. In comunione. In forma sinodale.
1 allegato:
-
dossier piccoli Comuni
24 MB


