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Right to stay“, strategia che il Vicepresidente della Commissione UE Fitto, con i Ministri alla Coesione dei 27 Paesi europei, è impegnato a costruire deve dettare l’agenda della politica in autunno e verso le elezioni politiche. Il documento AICCRE-UNCEM, stilato congiuntamente, chiede alla Politica, alle Istituzioni, di essere attente, operose, concrete. Commissione e Parlamento europeo lavorino compatti. Guardando alle comunità dei territori. “Right to stay” deve indirizzare almeno 10 miliardi di fondi europei per l’Italia, nella nuova programmazione UE 2028-2034, alle zone montane, rurali, interne. Un percorso europeo e poi italiano che, impegnato a non guardare solo alle grandi città capoluogo, intrecci Strategia per lo sviluppo sostenibile, Strategia forestale, Strategia delle Green Communities, Strategia nazionale aree interne. Uncem ha sempre respinto le polemiche sullo spopolamento irreversibile: le frasi del demografo Rosina sono chiare e non vanno fatte cadere nella polemica politica del Piano sul futuro delle aree interne firmato dal Ministro Foti. Zero polemiche, analisi approfondite, dati chiari. Parlare di spopolamento è per Uncem improprio, visto il saldo migratorio positivo, tra 2019 e 2024, nei territori montani. Un più 2% che, espresso dal Rapporto Montagne Italia 2025, conferma la necessità del piano europeo e italiano di conseguenza per il “diritto a restare”.

Uncem e AICCRE insistono su un cambio di paradigma necessario: non più politiche che si limitano a compensare lo svantaggio e a gestire lo spopolamento, ma politiche che rendano possibile scegliere di restare. “In questa visione, la permanenza delle persone non è soltanto una questione demografica: è collegata a coesione territoriale, competitività, transizione ecologica, sicurezza alimentare, gestione ambientale e qualità della vita”, ha più volte evidenziato Alberto Mazzoleni, membro della Giunta Uncem e impegnato da anni in AICCRE.

AICCRE e UNCEM chiedono all’Europa di trasformare il “Right to Stay” da concetto politico a strategia concreta di sviluppo dei territori, mettendo servizi, lavoro, innovazione, abitazione, incentivi e autonomia degli enti locali al centro della futura politica di coesione. 17 le raccomandazioni AICCRE e UNCEM alla Commissione europea, tra cui riconoscere il Right to Stay come principio della cittadinanza europea; inserirlo nella programmazione europea post-2027 e nel Quadro Finanziario 2028-2034; creare un Fondo Europeo per la Resilienza Demografica; istituire l’European Territorial Talent Mobility; sostenere lavoro da remoto e residenzialità temporanea qualificata; rafforzare Smart Villages e Green Communities; introdurre strumenti fiscali specifici; remunerare i servizi ecosistemici; rafforzare la capacità amministrativa locale; consentire l’accesso diretto ai fondi europei alle aggregazioni territoriali; introdurre il Territorial Proofing; creare un Patto Europeo per i Piccoli Comuni; istituire una rete di Regioni Pilota Right to Stay; rafforzare la cooperazione urbano-rurale; garantire i servizi di interesse generale nei territori fragili.

Montagne, aree rurali e piccoli Comuni non sono in Europa come Italia dei territori da sostenere economicamente, in modo assistenziale – precisa Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem -. Sono asset strategici europei, perché producono acqua, alimenti, energia, biodiversità, servizi ecosistemici e contribuiscono alla resilienza climatica. Ecco perché occorre riconoscere un vero e proprio diritto territoriale ai servizi essenziali: sanità, scuola, mobilità, abitazione e connettività digitale, ma anche servizi postali, bancari e amministrativi. La qualità e la presenza di questi servizi sono considerate decisive per evitare l’abbandono dei territori”.

Un punto politico importante è il riconoscimento economico del valore prodotto dalle comunità montane e rurali. Chi garantisce acqua, gestione forestale, biodiversità, presidio del territorio e prevenzione del dissesto dovrebbe ricevere una parte dei benefici generati da queste funzioni. AICCRE e UNCEM ritengono che i piccoli comuni abbiano spesso idee e progetti, ma non abbastanza capacità amministrativa per accedere ai fondi europei. Occorre semplificare le procedure e consentire l’accesso diretto a determinate risorse europee a Comunità Montane, Unioni di Comuni e partenariati territoriali. AICCRE e UNCEM chiedono all’Europa di trasformare il “Right to Stay” da concetto politico a strategia concreta di sviluppo dei territori, mettendo servizi, lavoro, innovazione, abitazione, incentivi e autonomia degli enti locali al centro della futura politica di coesione.