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“La Corte Costituzionale ha bocciato la legge della Regione Toscana che tentato di semplificare l’iter autorizzativo per intervenire nele aree forestali sottoposte a vincolo paesaggistico ai sensi dell’articolo 136 del Decreto legislativo 42/2004, togliendo di fatto la necessità di autorizzazione, da parte delle Sovrintendenze, per quelle aree in cui il motivo del vincolo non fosse espressamente legato al bosco. Già il Governo aveva impugnato quella legge. Di foreste però molti sanno molto poco. Anche se decisioni della Consulta si rispettano sempre. Ma la questione apre un dibattito che va oltre Palazzo Marescialli. Molte regioni la stanno provando ad affrontare, non facilmente. Che senso ha avere giudizi su tagli di alberi e di pezzetti di foresta, diradamenti piuttosto che altre modalità di gestione, che per la norma determinerebbero cambiamento del paesaggio, da parte di giudici che non sanno niente di bosco e di tagli? Che senso ha avere Soprintendenze che si esprimono attraverso professionisti che con il bosco hanno niente a che fare? Ha senso l’intervento di commissioni di Soprintendenze che all’interno non hanno mai avuto e non avranno un Dottore forestale? I boschi italiani, 11 e più milioni di ettari di foreste, un terzo della superficie del Paese, non verranno distrutti, ne stiano certi. Perché chi vive in montagna ha come prima attenzione il mantenimento del capitale più caro, legno e foreste. E acqua. Da sempre. Mai taglierebbe a raso. La pianificazione la sa fare e molto è stato detto bene e fatto grazie al Testo unico forestale e alla Strategia forestale. Ma è venuto il tempo di rispettare tutti queste leggi, comprese le Sopritendenze, e di guardare anche al quadro europeo. Ove, molti ‘Paesi forestali’ come l’Italia, autorizzano tre volte tanti i prelievi sulla ricrescita annua del bosco rispetto a noi. E i doppi vincoli paesaggistici sul bosco, sanciti così bene dalla Corte Costituzionale, inamovibili in Italia, all’estero sarebbero e sono un chiaro danno per chi vive in montagna, e per chi vive a valle, che trova nella gestione e nella pianificazione dei boschi l’antidono all’abbandono dunque alla fragilità dei versanti e all’aumento del rischio anche idrogeologico. Dovremo svegliarci tutti, anche con le Soprintendenze, per dire che di vincoli sul bosco possiamo farne un po’ a meno. Con una buona legge nazionale che chiediamo al Ministro Lollobrigida e al collega Sangiuliano, la cultura, di fare”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.

 

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