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Il Trentino, a dieci anni dalla tornata storica di fusioni di Comuni, elabora un ragionamento sugli effetti e sul futuro. Lo abbiamo fatto anche come Uncem, con il Comune di Altavalle che sabato ha riunito Enti locali, Regione, Provincia autonoma, esperti. Uncem ha ribadito un tema. Da soli non si va lontano. Che siano fusioni, dove vi è la volontà, o Unioni, stare soli comunque non si può. Serve costruire futuro. Insieme. Per i piccoli e per i grandi Comuni. E non solo per risparmiare, come vorrebbe una certa vulgata che si è abbattuta in passato sui piccoli Comuni. Non servono aggregazioni funzionali dei Comuni per svolgere questo o quell’impegno. In quel modo si andrebbero a creare ambiti diversi per ogni funzione. Un caos. Serve invece una pianificazione, che deriva da un modello di Paese, organizzativo e strutturale che diventi stabile e duraturo. Ce lo insegnano altri Paesi europei. Ripensare il modello organizzativo dei Comuni non è una questione burocratico-contabile, per risolvere un problema puntuale, dare un servizio, interagire con i cittadini. Serve la Politica. Serve una visione. Occorre superare il modello dell’IO, per passare a un NOI che non si basi solo sulla erogazione dei servizi. Con una visione, andiamo oltre i problemi puntuali di mancanza del personale o di risorse ridotte per la spesa corrente. Il Consorzio dei Comuni trentini negli ultimi dieci anni ha svolto una funzione decisiva nell’agevolare i Comuni insieme. Il punto non è dire se le fusioni siano state o siano positive o negative. Il punto è generare percorsi che rafforzino democrazia e i livelli istituzionali, senza far dipendere i Comuni da qualche soggetto territoriale, piuttosto che dai privati fornitori di servizi. L’elaborazione partita in Provincia di Trento, deve riguardare tutte le Regioni. I Comuni da soli, grandi o piccoli, non possono più stare”.

Lo afferma Marco Bussone, Presidente nazionale Uncem.