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In città il consumo di suolo va bloccato. Basta con capannoni dove già ce ne sono troppi vuoti, si all’eliminazione di aree pavimentate. Stop ai piani regolatori che puntano su nuove aree edificabili di grandi estensioni. Si alle misure intelligeni per costruire nuove case green, con materiali riutilizzabili. Ma nelle aree montane, non è la “rinaturalizzazione” che ci salva. Sono piuttosto gestione e pianificazione forestale, insieme con organizzazione dei versanti. Per evitare abbandono, dissesto, fragilità e frane.

Lo scrive Uncem nelle osservazioni alla bozza italiana del Piano nazionale di ripristino della natura (PNR) che il Ministero dell’Ambiente dovrà formalizzare a Bruxelles nel giro di una settimana. Il Piano deve puntare alla tutela e al ripristino degli ecosistemi attraverso pianificazione, gestione attiva del territorio e coinvolgimento delle comunità locali, evitando di associare automaticamente “ripristino della natura” e rinaturalizzazione, senza aumento delle superfici forestali nelle aree montane. Dove ci sono già 11 milioni di ettari di foreste, in crescita.

Uncem chiede che il Piano faccia esplicito riferimento alla Strategia delle Green Communities, prevista dalla legge 221/2015, considerata uno strumento concreto per collegare capitale naturale, capitale umano, investimenti e comunità locali. “Evitiamo di dire che ripristino della natura in montagna significhi più bosco – spiega Marco Bussone, Presidente – Nelle aree montane italiane la superficie forestale è già fortemente aumentata, anche a scapito di prati, pascoli e terreni agricoli. Abbandonare le superfici non equivale necessariamente a un miglioramento della biodiversità e può invece aumentare fragilità dei versanti, rischio di frane e perdita di attività agricole e pastorali.
Il punto fermo per Uncem è il decreto 34/2018 (Testo unico forestale): partire dalla pianificazione e certificazione delle foreste italiane e di collegare la gestione forestale alle strategie nazionali su foreste e biodiversità. Uncem valuta positivamente la parte dedicata alle città: riduzione del consumo di suolo, maggiore permeabilità, copertura arborea, soluzioni basate sulla natura e tetti/pareti verdi. Uncem propone anche una pianificazione urbanistica sovracomunale e una gestione più qualificata del verde pubblico.
“Uncem considera da sempre la frammentazione della proprietà uno dei problemi principali delle aree montane – prosegue Bussone – Nel piano non vi è traccia di soluzioni. Occorre inserire nel Piano la ricomposizione fondiaria e l’associazionismo fondiario, perché la parcellizzazione ostacola la gestione dei boschi, il pascolo e l’agricoltura. Uncem non condivide l’impostazione di Mase e Ispra che tende a considerare negativamente la pioppicoltura, le foreste artificiali o le superfici forestali realizzate nel Novecento. Una corretta pianificazione e gestione può migliorarne le funzioni senza dover necessariamente procedere alla rinaturalizzazione.
Tutte le superfici forestali, comprese quelle nelle aree protette, devono essere pianificate e certificate. I piani forestali dovrebbero inoltre dialogare con quelli dei pascoli, con la pianificazione comunale e con i piani di protezione civile. Tra gli indicatori del PNR, occorre prevedere gestione forestale, pianificazione e superfici certificate secondo standard FSC e PEFC. Non è il legno morto in piedi da intendersi indicatore positivo.
Sosteniamo la pioppicoltura e ne chiediamo l’incentivazione, anche come strumento per contrastare l’abbandono delle superfici – aggiunge Bussone – ma non condividiamo alcune misure volte ad aumentare habitat per la fauna selvatica, sostenendo che nelle aree montane la fauna selvatica debba essere ridotta e non incentivata. Consideriamo importanti il recupero di muretti a secco, terrazzamenti e sistemazioni idraulico-agrarie tradizionali. È fondamentale la pianificazione forestale, soprattutto per tutte le superfici pubbliche e nelle aree protette. Non basta parlare  di rinaturalizzazione o di aumento dei boschi, ma occorre un piano di gestione attiva e integrata del territorio, soprattutto montano. Di boschi ne abbiamo abbastanza