Seguici su:

Il governo ha varato il 24 settembre 2020 il Decreto recante “Ripartizione, termini, modalità di accesso e rendicontazione dei contributi ai Comuni delle aree interne, a valere sul Fondo di sostegno alle attività economiche, artigianali e commerciali per ciascuno degli anni dal 2020 al 2022″

Il Decreto dunque ripartisce tra i Comuni delle aree interne e montane italiani 210 milioni di euro per il sostegno alle attività produttive economiche, artigianali e commerciali dei territori.
3.101 Comuni saranno beneficiari, per un totale di 4.171.667 abitanti italiani coinvolti.

Il Decreto è stato pubblicato il 4 dicembre 2020 in Gazzetta Ufficiale. Eccolo: https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.dataPubblicazioneGazzetta=2020-12-04&atto.codiceRedazionale=20A06526&elenco30giorni=true

Nei due allegati al Decreto vi sono i criteri di riparto delle risorse ai Comuni e l’elenco del contributo a ciascun Comune.

Molti Enti, moltissimi Sindaci e Amministratori hanno chiesto, negli ultimi due mesi, a Uncem di fornire indicazioni e specifiche.
Uncem, come già sapete, ha chiesto al Ministro Provenzano e ai Dipartimenti competenti per materia di promuovere al più presto occasioni (in webinar) di confronto con gli Enti beneficiari dei contributi. Ci è stato confermato che i Comuni riceveranno a breve una nota del Dipartimento della Coesione relativa a questo fondo. E i contatti Uncem con il Ministro Provenzano sono costanti.
Apprendiamo che volutamente il Decreto lascia ampio margine di discrezione ai Comuni per le modalità di uso del fondo. Ciascun Ente potrà usare le risorse a disposizione – nei limiti posti dal Decreto stesso ovviamente – così da rispondere in modo migliore e peculiare alle esigenze delle attività economiche del proprio territorio.

In attesa delle indicazioni ufficiali che perverranno da Ministero e Dipartimento, Uncem – in accordo con Fondazione Montagne Italia e Consorzio CAIRE – fornisce alcune utili informazioni ai Sindaci e a tutti gli Enti.

I Comuni possono utilizzare il contributo per la realizzazione di azioni di sostegno economico in favore di piccole e micro imprese, artigianali e commerciali, anche al fine di contenere l’impatto dell’epidemia da COVID-19, che:
  a) svolgano attività economiche attraverso un’unità operativa ubicata nei territori dei Comuni, ovvero intraprendano nuove attività economiche nei suddetti territori comunali;
  b) sono regolarmente costituite e iscritte al registro delle imprese;
  c) non sono in stato di liquidazione o di  fallimento e non sono soggette a procedure di fallimento o di concordato preventivo.
Le azioni di sostegno economico possono ricomprendere:
  a) erogazione di contributi a fondo perduto per spese di gestione;
  b) iniziative che agevolino la ristrutturazione, l’ammodernamento, l’ampliamento per innovazione di prodotto e di processo di attività artigianali e  commerciali, incluse le innovazioni tecnologiche indotte dalla digitalizzazione dei processi di marketing on-line e di vendita a distanza, attraverso l’attribuzione alle imprese di contributi in conto capitale ovvero l’erogazione di contributi a fondo perduto per l’acquisto di macchinari, impianti, arredi e attrezzature varie, per investimenti immateriali, per opere murarie e impiantistiche necessarie per l’installazione e il collegamento dei macchinari e dei nuovi impianti produttivi acquisiti.

Comuni Beneficiari

Per la definizione della platea dei Comuni beneficiari (3.101 in Italia) è stato utilizzato da parte del Dipartimento della Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri il criterio della perifericità e della minore dimensione demografica. La classificazione risale al 2014 ed è stata promossa all’interno della Strategia nazionale per le Aree interne. La “Nota tecnica” allegata al Dpcm chiarisce come è stata composta la platea di Comuni beneficiari.

Triennalità del fondo
Il fondo è triennale e i Comuni riceveranno la prima annualità nei prossimi giorni.
Per le annualità successive alla prima, l’erogazione è subordinata al completo utilizzo delle risorse erogate in riferimento alle precedenti annualità.

ATTENZIONE. L’articolo 7 del Decreto (Revoca delle assegnazioni di contributo) dispone che “Il contributo è revocato, integralmente o parzialmente, nel caso di mancato o parziale utilizzo, verificato attraverso il monitoraggio di cui al precedente articolo 6, entro sei mesi dalla conclusione dell’annualità di riferimento”. Ossia l’utilizzo (e vale anche il solo impegno dei fondi non essendovi specificazione diversa) deve avvenire entro 6 mesi dal 31/12/2020.
Per l’annualità 2020 questo significa che le risorse non devono essere assegnate e spese dalle attività economiche entro il 31 dicembre!
Uncem consiglia in primo luogo ai Comuni di accertare il contributo previsto in una variazione di bilancio nel mese di dicembre 2020. È infatti previsto che “Le variazioni di bilancio riguardanti l’utilizzo delle risorse trasferite dal Bilancio dello Stato connesse all’emergenza COVID-2019 possono essere deliberate dagli Enti locali sino al 31 dicembre 2020 con delibera della Giunta”. Dunque, la variazione può essere fatta insieme, ad esempio, con la quarta tranche del “fondone” per i Comuni e gli Enti beneficiari, insieme con la seconda tranche della “Solidarietà alimentare”.
Il Comune potrà varare in seguito alla variazione un bando per l’assegnazione delle risorse.

Impegno congiunto degli Enti
È auspicabile, come già avviene per molti contributi ricevuti da singoli Comuni, che vi sia – prima della definizione di un bando per l’erogazione delle risorse alle attività economiche – un confronto tra i Comuni dello stesso ambito territoriale ottimale, all’interno delle proprie Unioni montane di Comuni/Comunità montane. Questo per consolidare politiche di territorio, per evitare mero ‘assitenzialismo’ con risorse pubbliche, per impostare piani “di valle”, omogenei e a prova di futuro. Il Dpcm è stato volutamente – ci viene detto – scritto a “maglie larghe” così da lasciare alle Amministrazioni locali di poter interpretare meglio le puntuali esigenze locali. Ma una interazione e un confronto tra Comuni di una stessa valle è comunque auspicabile.

Quante imprese

La platea delle attività economiche nei Comuni italiani finanziati è di circa 200mila. Con un riparto senza particolari criteri, premialità, richieste di cofinanziamenti, il finanziamento “a pioggia” sarebbe di circa 1000 euro per impresa. È evidente che è opportuno introdurre un approccio selettivo per rendere sensibile il contributo. È importante introdurre alcuni criteri per orientare obiettivi territoriali ottenibili grazie ai finanziamenti.

Considerazioni di merito

È consigliata ai Comuni l’implementazione di una procedura a evidenza pubblica per la raccolta e la selezione delle domande e la istituzione di una commissione per la loro valutazione. La commissione potrebbe essere presieduta da un funzionario comunale e avere due altri componenti espressione delle categorie economiche maggiormente rappresentative, tutti nominati dalla Giunta (o dal Consiglio) comunale.
Il contributo assegnato può essere al 100% o comunque il Comune può richiedere nel bando un cofinanziamento alle attività economiche, di entità più o meno elevata in percentuale.
È possibile individuare criteri di criteri di graduatoria per ordinare le richieste ricevute in caso di eccesso delle richieste rispetto alle disponibilità. I criteri premiali possono riguardare:

a. il soggetto richiedente titolare dell’impresa (giovani, donne);
b. il carattere della attività (es. attività inserite in particolari filiere di interesse locale, …);
c. gli effetti “non economici” dell’investimento (risparmio energetico, valorizzazione ambientale, incremento dell’occupazione, presenza di personale svantaggiato, …)
Può essere opportuno riservare alla commissione giudicante un punteggio premiale per iniziative di particolare rilievo e impatto nel tessuto economico locale, da motivare adeguatamente.

Il bando non si sostituisce alle misure dei “Ristori” previste dagli ultimi Decreti in merito (in fase di conversione) redatti dal Governo nel corso della seconda ondata della pandemia.
Il “Fondo di sostegno alle attività economiche, artigianali e commerciali” nasce prima della pandemia e il suo utilizzo, da parte dei Comuni, non è esclusivamente finalizzato a misure che contengano l’impatto della pandemia. Questo può essere uno dei presupposti, ma non è l’unico e non è vincolante.
Si ricorda inoltre l’esistenza dell’importante iniziativa avviata dal Ministero dell’Innovazione, d’intesa con Uncem, “Vicini e connessi. Il digitale per l’economia locale” per sostenere i commercianti locali, i negozi di prossimità e le piccole imprese attraverso piattaforme di commercio online e servizi digitali per promuovere le loro attività. La stessa può essere segnalata nel bando implementato dal Comune rispetto al fondo oggetto della presente nota.